8 maggio 2012

I CONTI IN TASCA: HOBBISTI E PROFESSIONISTI

Dopo un lungo periodo di riflessioni riguardo all'argomento, e dopo aver ricevuto varie mail e messaggi relativi a questi argomenti da amici e followers, ho deciso di far con voi "un paio di conti" per capire insieme quali sono i costi che deve sostenere un artista, artigiano o designer che ha fatto dell'handmade la sua professione; quali, di conseguenza, saranno i ricavi medi di cui avrà bisogno per far crescere la sua attività e, di conseguenza, i piu' plausibili criteri di formazione prezzi per le sue creazioni.

Tutto ciò vorrei esaminarlo con voi anche in relazione alla posizione di chi fa handmade senza averne fatto una professione, ma ricavando un profitto ben superiore alla soglia entro la quale un'attività può essere considerata di natura sporadica ed hobbistica (ciò non riguarda ovviamente i veri hobbisti, persone di reale talento che creano per la gioia stessa di creare).

Iniziamo dalla cosa apparentemente più semplice: l'acquisto del materiale.

Per poter ottenere prezzi concorrenziali, l'unica alternativa è l'acquisto all'ingrosso. Questo pero' è connesso all'acquisto di grandi quantita' di materiale di cui spesso un crafter non ha bisogno nell'immediato, con il risultato di avere grossi esborsi di soldi non dilazionati nel tempo. 
Noi "piccoli", in sostanza,  dobbiamo sottostare a minimi d'ordine piuttosto elevati, poichè tarati sul budget di aziende, non di piccoli artigiani.
In caso contrario i prezzi di molti elementi finiscono con l'essere sostanzialmente identici a quelli al dettaglio. 

Una volta ricevuto il materiale, inizia il lavoro vero e proprio: ognuno attribuisce un costo al proprio tempo, non è cosa semplice ma bisogna in qualche modo quantificarne il valore, tarandosi magari su quelli che sono i minimi auspicabili della propria categoria di appartenenza. 

E' ovvio comunque che il tempo del lavoro, da che mondo è mondo, ha una "valuta" differente da quella del  tempo dedicato agli hobbies: in teoria, di un hobby ("attività praticata nel tempo libero per piacere, interesse e divertimento") si può fare a meno, mentre il lavoro ha uno scopo decisamente differente.

Abbiamo quindi già trovato due elementi che renderanno il prodotto realizzato dall'hobbista più economico rispetto al lavoro di un professionista:

- nessun minimo d'ordine da rispettare nei confronti dei fornitori, quindi possibilità di investire in modo più limitato e dilazionato;
- diversa attribuzione di valore al tempo impiegato nella produzione;


Una volta realizzato il prodotto che si desidera commerciare, è necessario utilizzare un canale di vendita: on line, diretta in fiere e mercati, all'ingrosso, anche compatibilmente con la propria partita iva ed i suoi ambiti.

Per la vendita online vi sono innumerevoli piattaforme; non tutte ovviamente sono allo stesso livello, c'è chi seleziona accuratamente, chi tira dentro di tutto pur di guadagnare; chi, come Etsy.com, è un vero "setaccio" poichè racchiude migliaia di shop tra i quali emergono davvero solo i migliori, i quali possono arrivare molto in alto guadagnando visibilità (da Etsy arrivano designer ora conosciutissimi, molti hanno firmato collezioni ad esempio per Anthropologie) e tutti gli altri si ritrovano in un gran calderone.
Per "i migliori" intendo non solo quelli con i prodotti più innovativi o più curati e professionali; ma anche quelli che hanno trovato dei sistemi ingegnosi per creare un'immagine di successo, catturando l'attenzione del pubblico (un'impresa degna del massimo rispetto e che personalmente ammiro moltissimo!)
Inutile dire che se le vendite su queste piattaforme non sono di natura sporadica, occorre mettersi in regola fiscalmente: ma da quel che mi risulta (e parlo con assoluta cognizione di causa) sono davvero poche le persone che lo fanno, specie nel nostro paese dove oggettivamente non ci sono grandi incentivi per le piccole attività.


In alternativa è possibile vendere i propri manufatti in fiere e mercatini appositi, con il pagamento di quote relativamente esigue. Anche qui spesso non vi è alcun controllo sulla posizione fiscale di chi effettua le vendite, benchè tengo a sottolineare che un hobbista "reale" normalmente non va incontro ad alcun problema.
Un discorso a parte riguarda le fiere campionarie, di alto livello, dove la tipologia di presenza ha altri fini e la vendita diretta non e' mai contemplata, ma questa è un'altra cosa. 

In aggiunta a quanto appena detto, vi consiglio di effettuare una ricerca tra le pagine di Facebook: troverete decine se non centinaia di pagine create per rivendere manufatti di ogni genere in quantità non risibili, venduti senza che chi li crei sia in regola fiscalmente.
Piattaforme come Flickr, che pure contano una quantità enorme di utenti, hanno preso provvedimenti già da molti anni. Qualunque sia l'opinone personale, non è possibile vendere alcunchè al di fuori degli spazi destinati a questo scopo, ed i regolamenti delle varie piattaforme solitamente contengono esplicitamente questa norma.

Vediamo ora questi stessi punti nell'ottica del professionista.

Vendita online: utilizzare una piattaforma di e-commerce valida, o farsi fare un proprio sito con e-commerce (mediamente sui 3000 €).
Vendita diretta: premesso che alle fiere di settore si va spesso più per prendere contatti con gli addetti ai lavori, a volte, negli eventi non ufficiali o nelle piccole fiere,  c'è la possibilità di vendere le proprie creazioni, rilasciando ovviamente regolare ricevuta fiscale o fattura. Ma se questo vi fa credere che tutti i partecipanti ad eventi presentati come "esclusivi" e professionali siano in regola fiscalmente, ahimè, devo deludervi.
Forse, in questo senso, basterebbe precludere agli hobbisti determinate manifestazioni e viceversa, giusto per consentire una concorrenza corretta e per iniziare ad educare le persone ad osservare questa differenza.
Costi delle fiere/eventi: nella maggior parte dei casi assolutamente INAFFRONTABILI per un piccolo "crafter", che, non perdiamo  mai di vista nel corso della nostra analisi questo punto fermo, ha risorse e potenzialità differenti da realtà aziendali, seppur piccine, decisamente piu' strutturate.
Vendita all'ingrosso: i prodotti che acquistate nei negozi hanno un logico ricarico che va dal doppio piu' iva in su, specie per il settore abbigliamento.
Questo significa che un prodotto acquistato da un commerciante a € 10 dal nostro piccolo designer/crafter professionista, verrà rivenduto, ad esempio con un ricarico del 140%, ad € 24.
Ricarico che il negoziante deve giustamente applicare per far fronte alle spese di gestione, sempre piu alte, del suo locale e per cercare di portarsi a casa il suo stipendio.



Ma cosa succede quindi se lo stesso artigiano deve rivendere lo stesso prodotto, mettiamo questo dal costo di ingrosso di 10 €, al privato ed al negoziante?
Potrà farlo pagare 10 € anche al privato?
La risposta è NO! Perchè il negoziante si troverebbe in seria difficoltà, smetterebbe di acquistare da quel fornitore.
Il prezzo al pubblico deve essere sostanzialmente uniformato e puo' tollerare solo piccole variazioni, in pratica non puo' accadere che un cliente acquisti in negozio a 40 e direttamente dall'artigiano a 20.
Chi decide di lavorare con i negozi, deve essere consapevole che questo non è ingiusto, ma è semplicemente professionale, è così che funziona.

Mediando tutti questi ricavi, il creativo riuscirà a mettersi in tasca un guadagno diciamo accettabile.


In tutti i tre casi, il nostro crafter professionista avrà emesso delle fatture o delle ricevute su cui poi dovrà pagare delle tasse: per sommi capi, INPS o altra forma di contribuzione a seconda della categoria, IRPEF, INAIL, e sicuramente molti dei miei colleghi avranno anche altro da aggiungere alla lista, anzi li invito a farlo.

E non è finita qui: benchè non strettamente indispensabile, se si desidera far crescere e promuovere la propria attività, oltre al sopracitato sito internet, servono collaboratori validi: servono grafici, fotografi, modelle, e quindi make-up artist, parrucchieri e quant'altro. Tutto questo ha dei costi, ed anche molto elevati! (è ovvio che sto parlando di studi SERI).
Idem se vi occorre un buon catalogo cartaceo.

Abbiamo quindi trovato altri due punti che vincolano un professionista nella determinazione dei prezzi.


- MOLTE piu' spese 

ma soprattutto


- ZERO TASSE e CONTRIBUTI.

Questo lungo vademecum ha un duplice scopo:
- quello di far capire al potenziale cliente quanti fattori ci siano dietro ad un prezzo attribuito ad una creazione handmade, oltre a quelli piu' palesi quali materiale e ore/lavoro e, quindi, di fornire uno strumento in piu' di valutazione (in sostanza dopo aver letto questo il motto "sai a chi vanno i tuoi soldi" dovrebbe diventare ancora piu' chiaro);
- quello di incoraggiare i veri crafter, ancora non in regola, a provare ad investire sul proprio sogno.

L'ultima osservazione vi sembrerà un contro senso. Probabilmente dopo aver letto tutto questo elenco di dati, elementi e fattori, vi sarà venuto bruciore allo stomaco, ma il punto è proprio questo. Per fare il salto di qualità, per consentire alla propria dimensione di "appassionato creativo a tempo perso" di entrare nel mondo dei professionisti, occorre mettersi in regola. La libertà di azione e il cambio di immagine che si ottengono sono tali da valere il salto.
E' chiaro che una decisione di questo tipo richiede tempo e le giuste valutazioni, ma noi vi possiamo garantire che è possibile farne un lavoro. Occorre talento, certo, quello vero; serve pazienza, voglia di lavorare, qualche sacrificio...ma la soddisfazione di vedere un sogno prender forma grazie alla forza del proprio ingegno creativo è una cosa incredibile.
Se alla domanda: - questo è proprio il mio sogno? E' la cosa che piu' di ogni altra vorrei fare per la maggior parte delle ore del giorno? - la risposta è doppiamente "SI'", allora forse è davvero il momento di pensare al salto di qualità.
E a tutti i designers preoccupati della "concorrenza" diciamo:il talento, il tempo e la costanza sono il miglior setaccio e la piu' forte selezione naturale.


Per questo motivo, e per una solida coerenza personale, arti.sani, valutati fattori legati a qualità e valore del prodotto,  decide di portare con sè solo crafters in regola fiscalmente. Perchè riteniamo che investire sui propri sogni sia indice di professionalità, affidabilità e profonda fiducia nel proprio sogno. In questo senso il nostro obiettivo è quello di diventare, piano piano, un punto di riferimento non solo per chi ha già iniziato il proprio percorso professionale, ma anche per tutti coloro che sono seriamente intenzionati a farlo. La strada è ancora lunga e ci stiamo lavorando, ma iniziare dalla divulgazione e dalla informazione sono un'ottimo modo per mettersi avanti!

Grazie di averci letto e se avete osservazioni o critiche da fare, commentate pure qui sotto! Saremo lieti di rispondervi.


Arti.Sani



2 commenti:

claudia carpenito ha detto...

Grazie, è un vero piacere incontrarvi sul mio cammino, che sta appunto per diventare fiscalmente attivo, mi farò viva con voi appena sarò pronta!
cuorecarpenito@blogspot.com

Susanna ha detto...

Questa lettura mi fa molto riflettere. Vorrei tanto realizzare il mio sogno e ci sto pensando seriamente. Spero di chiarirmi le idee...... Nel frattempo vi seguirò con interesse! Susannacreativa.blogspot.com